Dammi retta (la fiera dell'abitudine)

 

 

Non ti chiedo mai cos'è successo

o forse veramente

non te l'ho chiesto spesso

che in fondo lo so... e tu lo sai

che non c'è più niente

da aggiungere adesso

 

Dammi retta, ché dove sia virtù

sarebbe deprimente

non lo sapessi neanche tu

ché non è chi parte, ma chi resta

quello che è assente

quello che non c'è più

 

Bevo whisky per non dimenticare

che sono cosciente

e poi ho già smesso di volare

ma corro incontro ai miei rischi

al gioco innocente

che vuoi trasformare

 

Meravigliosa solitudine

di banchi e ombrelloni

alla fiera dell'abitudine

dove stanchi d'ogni cosa

lo sguardo si ferma ai suoni

della nostra inquietudine

 

Mi hai scritto dal tuo futuro

ma io sono cresciuto

e non sapevo se tenerti all'oscuro

o mostrarti il mio cuore sfitto

predisposto al saluto

...e misuro i miei passi sicuro

 

Dammi retta, dove sia il torto

sarebbe deprimente

sapessi e non mi fossi accorto

ché non è chi parte, ma chi resta

quello che è assente

quello che è morto

 

E ancora cerco tra le bancarelle

un ricordo decente

un sorriso, o quelle coccinelle

e quanto, insieme, abbiam sofferto

ti torna in mente?

da un ospedale a contar le stelle

 

Meravigliosa solitudine

di banchi e ombrelloni

alla fiera dell'abitudine

dove stanchi d'ogni cosa

lo sguardo si ferma ai suoni

della nostra inquietudine

 

armando (ik)