cantaforum


La boccia di vetro

 

 

Le strade sono serene

respiro aria e gente

distratta su altalene

che parla ma non sente

tende e distende catene

di monti e di ghiacciai

e fende facce oscene

come facciamo noi


Lo so che mi vuoi bene

e che non basta mai

ma prendo quel che viene

da quello che mi dai


Osservo questo mondo

d'argilla e di roccia

e corro e mi nascondo

cristallo nella boccia

fra sassi e alghe finte

coi pesciolini rossi

scenografie dipinte

fra i soliti discorsi

 

Lo so che mi vuoi bene

ma non mi basta mai

e prendo quel che viene

da quello che mi dai

 

 

 

 


Follia

 

 

Chissà cos'è...

che fa mutare umore senza un perché,

senza un motivo

senza ragione, in modo quasi istintivo.


E tu lo sai ?

che a volte t'amo e a volte ti lascerei

senza un motivo

e a tutto questo poi ci sopravvivo.


Forse è follia

ma se lo fosse non è solo la mia;

epidemia...

tutti colpiti dalla stessa malattia.


Non sono pronto

non voglio nessun tipo di confronto,

ho perso il conto, ormai:

della mia vita questa è l'alba o il tramonto?


E dimmi perché

tu sei tranquilla, tu non fai come me

i tuoi mutamenti

sono leggeri e lenti, ma mai violenti.

 

E tu lo sai ?

che tutto questo non mi ha convinto mai,

i tuoi mutamenti

più che reazioni sembran quasi lamenti.

 

Forse è follia

ma se lo fosse non è solo la mia;

epidemia...

tutti colpiti dalla stessa malattia.

 

Non sono pronto

non voglio nessun tipo di confronto,

ho perso il conto, ormai:

della mia vita questa è l'alba o il tramonto?

 

 

 

 


Lesa maestà

 

 

Perché dirsi ciao, amore, se negli occhi ti leggo tristezza?

se ormai ha perso ogni valore il calore di una carezza.

Le mura crollano sotto i colpi di sogni infranti

e non si placano: secoli di storia; di poeti e di santi.

Le piazze scoppiano sotto i colpi di chi è "stato"

e le scene cambiano, ma la morte conquista il mercato.

 

E la sera...

la sera non chiederti più

come eravamo,

lo sai bene...

lo sai bene anche tu

com'è duro, oggi, dirsi "ti amo"

 

E la sera...

la sera è già notte

contando le stelle

che la sera...

disegnano rotte

come rughe sulla tua pelle

 

Perché dirsi ciao, dolcezza, se negli occhi ti leggo paura?

se c'è un senso di insicurezza e la salvezza è già un'avventura.

Gli ideali svaniscono sotto i colpi di fedi deluse

e pian piano riaprono le ferite che si erano chiuse.

D'amore si muore sotto i colpi di questa realtà

che ti batte nel cuore come un senso d'angoscia, di lesa maestà.

 

E la sera...

la sera non chiederti più

come eravamo,

lo sai bene...

lo sai bene anche tu

com'è duro, oggi, dirsi "ti amo".

 

E la sera...

la sera è già notte

contando le stelle

che la sera...

disegnano rotte

come rughe sulla tua pelle.

 

 

 

 


L'universo in un verso

 

 

Spenta nei modi, spesso repressi, poco espansivi

senza mai eccessi, quasi depressi, sempre passivi

e trascini a fatica un'apparenza

non hai veri sentimenti da seguire

porti avanti un'esperienza

pochi eventi travolgenti

non hai amori da salvare o da ferire

 

Lento nei gesti, da tempo gli stessi, sempre istintivi

stanchi riflessi, senza interessi, pochi i motivi

e trascino a fatica una decenza

non ho mete convincenti da seguire

porto avanti un'esistenza

pochi spunti divertenti

non ho nulla da spiegare o da capire

 

Se riuscissi, un giorno o l'altro, in un verso

ad esprimerti, anche in parte, il mio universo

di passioni un po’ assurde, ma sincere

ti lascerei capire, ti lascerei vedere…

 

E perché poi non dovrei amarti...

quando son tutto e tu sei tutto per me ?

Sei convinta di non sbagliarti...

o non puoi permetterti neppure un perché ?

 

 

 

 


Segna i sogni che spegni

 

 

Così a volte vorrei dirti

più di quanto son capace

...e cercare di capirti,

di spiegarti che chi tace

non è vero che acconsente

vorrei dirti: mi dispiace

che talvolta per un niente

anche un fremito fugace

possa insistere a ferirti

o apparirti troppo audace

possa divenir movente

d'una gelosia tenace

figlia, evidentemente,

di quei sogni che son morti...

 

In quanti paesi non sono mai stato

ma non per questo rimpiango

un viaggio che non ho scelto

il coraggio che non ho avuto

il miraggio cui non mi arresi

 

E tanti sguardi non ho conosciuto

eppure ancora non rimpiango

gli specchi che non ho scelto

o quelli che non ho avuto

e quegli occhi persi tra miliardi

 

Chissà quante canzoni non ho ascoltato

i miei tempi di valzer e i tempi da tango

tempi lenti dal divenir svelto

opposti al rifiuto d'aiuto

e piango nel fango...

le mie emozioni

 

Segna i sogni che spegni

e disegna i tuoi passi con cura

chiuso a chiave tra solite mura

dove le chiacchiere non fanno paura

se pure ci provi...

o, pure, t'impegni

 

 

 

 


C'è sempre un motivo

 

 

c'è sempre un motivo

che mi spinge a partire

un impulso istintivo

che non serve capire

 

non serve che il cielo sia terso

o che ci sia la luna in questo verso

e neppure le stelle e tutto il resto

di ciò che è normale nell'universo

ché ogni volta è uguale, ogni volta è diverso

e poi, in fondo, è sempre lo stesso testo

 

il pensiero coinvolto

dentro questo tumulto

è un bambino sepolto

in un corpo già adulto

e non sarà mai prosciolto...

ma si aspetta l'indulto

 

e c'è sempre un motivo

che mi porta a tornare

uno spunto creativo

che mi fa innamorare

 

non serve che il cuore sia a fuoco

o che ci sia rischio in questo gioco

e neppure che sia chiaro lo scopo

perchè si cresce sempre poco a poco

e cucino emozioni come fossi... non dico

uno chef... e qualcosa rimane anche dopo

 

poi qualcuno ha risposto

dice: "dammi, l'aggiusto"

quel trenino nascosto

in un angolo angusto

e sembra pure disposto...

a giocare nel giusto

 

ché c'è sempre un motivo

per un nuovo cantiere

ed è quello che scrivo

quasi tutte le sere

 

non serve che in casa ci sia un piano

e neppure un liuto dietro il divano

anche se di per sé non è affatto strano

come avere un pastore maremmano

che scodinzola lieto e mi lecca la mano

poi mi guarda negli occhi e mi porta lontano

 

ma lontano è qui intorno

è così taciturno

e non c'è alcun ritorno

che sia questo il mio turno?

spero ancora in un giorno...

ma è un pensiero notturno

 

 

 

 


Bianco, ma cigno

 

 

Mi dici che non apprezzo l'energia,

probabilmente non ha prezzo la simpatia

e non m'importa la ricerca di un'identità:

io credo sempre e solo alla semplicità.

 

E non sopporto più nemmeno la parodia

di chi è convinto e aspetta ancora un messia

e poi, comunque, non m'illudo facilmente:

l'oppio, io, l'ho già rispedito al mittente.

 

Perché non c'è santo che sia normale

o religione che sia naturale

e non c'è Dio che non abbia uno scopo

o paradiso che non sia sempre dopo,

 

ma l'esigenza è ogni giorno più urgente,

è necessario un nuovo detergente,

idratante, efficace e funzionale:

un detersivo, finalmente, per l'igiene mentale.

 

M'infastidisce ogni forma d'ipocrisia,

sia un nuovo altare oppure un'altra democrazia,

vecchie promesse condite d'eternità

o, ancora, profeti d'ogni tipo di divinità.


In tutte le città, in ogni periferia,

c'è assoluto bisogno di pulizia

e voglio un cigno, e lo voglio bianco:

'ché il sogno è finito e sono troppo stanco.

 

Perché non c'è santo che sia normale

o religione che sia naturale

e non c'è Dio che non abbia uno scopo

o paradiso che non sia sempre dopo,

 

ma l'esigenza è ogni giorno più urgente,

è necessario un nuovo detergente,

idratante, efficace e funzionale:

un detersivo, finalmente, per l'igiene mentale.

 

 

 

 


Dammi retta (la fiera dell'abitudine)

 

 

Non ti chiedo mai cos'è successo

o forse veramente

non te l'ho chiesto spesso

che in fondo lo so... e tu lo sai

che non c'è più niente

da aggiungere adesso

 

Dammi retta, ché dove sia virtù

sarebbe deprimente

non lo sapessi neanche tu

ché non è chi parte, ma chi resta

quello che è assente

quello che non c'è più

 

Bevo whisky per non dimenticare

che sono cosciente

e poi ho già smesso di volare

ma corro incontro ai miei rischi

al gioco innocente

che vuoi trasformare

 

Meravigliosa solitudine

di banchi e ombrelloni

alla fiera dell'abitudine

dove stanchi d'ogni cosa

lo sguardo si ferma ai suoni

della nostra inquietudine

 

Mi hai scritto dal tuo futuro

ma io sono cresciuto

e non sapevo se tenerti all'oscuro

o mostrarti il mio cuore sfitto

predisposto al saluto

...e misuro i miei passi sicuro

 

Dammi retta, dove sia il torto

sarebbe deprimente

sapessi e non mi fossi accorto

ché non è chi parte, ma chi resta

quello che è assente

quello che è morto

 

E ancora cerco tra le bancarelle

un ricordo decente

un sorriso, o quelle coccinelle

e quanto, insieme, abbiam sofferto

ti torna in mente?

da un ospedale a contar le stelle

 

Meravigliosa solitudine

di banchi e ombrelloni

alla fiera dell'abitudine

dove stanchi d'ogni cosa

lo sguardo si ferma ai suoni

della nostra inquietudine

 

 

 

 


Il deserto fiorito

 

 

Sai? sciupo il sogno dentro un sole malato

c'è una pietra che aspetta tra quei solchi nel prato

una coppa di sangue che la storia ci rende

parzialmente scremato,

una croce di legno, portavoce che svende

il peccato al mercato.

 

Sai? leggo nell'ombra, scrivo finché c'ho fiato

c'è una zolla di terra che descrive il palato

c'è l'amore che stende sulle stesse leggende

quando il cuore è bagnato,

c'è la fede che offende, quella che si difende

e non mi sono schierato.

 

Mai, nel mio cielo, ho dipinto di rosa il passato

non ha altro vangelo tra le mani pulite Pilato

il deserto fiorisce nello sguardo di chi è innamorato

ed il prezzo stupisce senza sconto all'ipermercato.

 

Sai? si sente il mare dentro il calice del mio fato

e il sapore dei giorni dentro un suono che s'è lacerato

nell'odore dei campi una luce cadente

giù dal cielo adombrato,

nella notte quei lampi come vita sorgente

...e mi sorprende il boato.

 

Mai, nel mio cielo, ho dipinto di rosa il passato

non ha altro vangelo tra le mani pulite Pilato

il deserto fiorisce nello sguardo di chi è innamorato

ed il prezzo stupisce senza sconto all'ipermercato.

 

 

 

 


Principessa

 

 

Poche frasi di commenti,

vorrei dirti e darti altro

per quei giorni, quei momenti,

 

ma se guardo un po' più avanti...

non ti vedo e vado oltre:

il futuro è da altre parti.

 

E ti chiedo: "come stai?"

anche solo col pensiero

Mi domando dove andrai,

e ti giuro son sincero,

principessa del mistero.

 

Poche frasi che già sai

come sai che sei tutt'ora

quel miraggio che sognai,

 

ma nei sogni come i miei,

facci caso, è chiuso ancora

quel castello che vorrei...

 

E ti chiedo: "che farai?"

anche solo col pensiero

Dimmi dove te ne andrai,

e già spero non sia vero,

principessa del mistero.

 

Poche frasi vecchie ormai

piano piano è pieno il mondo

di episodi come noi,


ma c'è un po' di malincuore

forse t'amo e temo in fondo

che la fine sia un errore...

 

Così chiedo: "come stai?"

e lo faccio col pensiero,

mi domando se lo sai

che t'ho amata per davvero,

principessa del mistero.

 

 

 

 


Por donde se sale?

 

 

Un cartello, due parole...

m'indicavan sin' a ieri

che sui sogni e sui pensieri

non tramonta mai il sole

 

un castello, due bicchieri

e, come suole in questi casi,

un amore senza "quasi"...

e sembra quasi che non c'eri.

 

Mi convinci ch'è normale

e confondi i desideri

poi colpisci volentieri

e non t'accorgi che fai male.

 

Sono foglie un po' sciupate sopra rami di misteri,

sono fogli e segni neri che han le ali delicate.

Sono donne che ho sposato, sono mogli di guerrieri,

sono fiori ai cimiteri... messaggeri del mio fato.

 

Quante frasi dedicate

alle dame, ai cavalieri

agli umori più sinceri

alle storie disperate

 

Ma i miei versi, quelli veri

quelli che mi fanno vivo,

i più belli... non li scrivo,

me li tengo prigionieri

 

Tutto il resto è materiale

che raccolgo nei quartieri

del dolore e dei piaceri:

il pretesto... è strumentale.

 

Sono foglie un po' sciupate sopra rami di misteri,

sono fogli e segni neri che han le ali delicate.

Sono donne che ho sposato, sono mogli di guerrieri,

sono fiori ai cimiteri... messaggeri del mio fato.

 

 

 

 


Oh già (copia e incolla i miei silenzi)

 

 

Stasera c'era meraviglia

figlia dello stesso umore

che di notte indossa il giorno

stesse lacrime, stesso calore

di un cuore che si risveglia

cintura nera di "cara te", amore

ma la partenza è già ritorno

stessa atmosfera, stesso sapore

che adesso raccoglie la voglia

di chi spera senza far rumore

che l'estate sia come l'inverno

con la stessa luce, lo stesso colore

 

Ma i miei silenzi

che tu ci creda o non ci creda

sono figli d'amore certo

non cacciano, ma sono preda

quando il mio cuore è aperto

e subisce il tuo che arreda

di foto e ricordi un unico concerto

Oh già! ...i miei silenzi

riecheggiano delle tue risa

 

Ho poi smesso di bere stasera

o era ieri sera e un altro l'odore

un altro il candore bianco di gesso

su nero lavagna e sul mio sudore

e vuoto il bicchiere e vuoto non era

che c'era dell'acqua in quel vapore

ed ora mi chiedo ancora perplesso

se fosse poi acqua quella o altro liquore

nel quale si nuota alla mia maniera

ché nelle officine del dolore

s'inizia presto, s'inizia adesso

e l'eternità si misura in otto ore

 

Ma i miei silenzi

che tu ci creda o non ci creda

sono figli d'amore certo

non cacciano, ma sono preda

quando il mio cuore è aperto

e subisce il tuo che arreda

di foto e ricordi un unico concerto

Oh già! ...i miei silenzi

riecheggiano delle tue risa

 

 

 

 


Veniva a recitar poesia

 

 

C'è qualcosa che sfugge e svanisce

tra il catrame e il cemento di questa città

ché c'è ruggine oggi e non si capisce

se già c'era o se sia novità

 

C'è vertenza tra me e i miei pensieri

sul passato passato allo straccio...

ma non penso volentieri al tuo ieri

o se ci penso... poi non lo faccio

 

Io... opero ancora a cuore aperto

ma la prognosi è timida e riservata

proprio come suonare a un concerto

e sentirsi una nota stonata

 

Tiro su ogni giorno un bel muro

per proteggermi dalle emozioni

e non importa, ma non sono sicuro

che la porta sia nelle canzoni

 

Il futuro è retaggio mentale

costruito sulla storia che ho già

nello spazio tra il sogno e il reale

...quando arriva è presente, si sa

 

Io... opero ancora a cuore aperto

ma la prognosi è timida e riservata

proprio come ascoltare un concerto

e sentire una nota stonata

 

C'è acqua alta e un deserto di sabbia

tra la piazza e il cielo di questa città

una tromba di troppo e un velo di rabbia

e poi... c'è ipocrisia dentro la verità

 

C'è paura e partenza nei miei giorni neri

e guardo ancora il mio letto disfatto

non volevo e non ho prigionieri

non c'è amore quando questo è distratto

 

Ma io... opero ancora a cuore aperto

e la prognosi è timida e riservata

proprio come arrivare a un concerto

e scoprire che l'aria è cambiata

 

 

 

 

 

Se non dormi... che fai? (ciao Signor G)


 

Ciao... non è semplice da dirsi

e poi il gioco l'hai iniziato tu

fuggire e nel sogno incontrarsi...

ma ho cambiato casa e ancora non lo so

 

fidarci di che? del destino?

siamo dentro un sogno collettivo,

dentro quest'assurda canzone...

e sorridendo ci prendevi in giro

 

non c'è tempo per credere

siamo quelli che non sono un granché

e tu da qui a lì sarai già cambiato

non si può star tranquilli con te

 

che fai ancora su quel palco?

eccola qui la tua chitarra

posso solo farti da spalla, lo sai

e poi se non dormi... che fai?

 

forse ho sciupato un'occasione

avrei voluto più tempo per parlare

ma il tempo è solo una finzione

e forse è colpa mia e ancora non lo so

 

Certo, non si sogna mai a caso

e mi diresti ch'è questione di "naso",

sapessi quante volte abbiam parlato...

di quei giorni che m'hai telefonato

 

E fantastico, ti piaccia o non ti piaccia

averci chiuso la porta dell'oasi in faccia

andare via così all'improvviso...

senza dirci sulla spiaggia chi cazzo s'è ucciso 

 

ma che fai ancora su quel palco?

eccolo qui l'asciugamani

posso solo farti da spalla, lo sai

e poi se non dormi... che fai?

 

 

 

 

 

Siamo


siamo sabbia in un pugno che afferra
rabbia repressa dentro questo viavai
e come insetti in assetto da guerra
sferriamo offensive contro i passi carrai

ma dietro specchi e vetrine assordanti
ci siamo spenti quasi fossimo hi fi
rotti e persi nelle notti eleganti
come commessi del senno del mai

perchè siamo esche su lenze pensanti
a volte lettori altrimenti librai
tracciamo segni a formare lamenti
ma su forme di sogni e di calamai

come razza ballerina e poi coppia
danzante in preda a patti e stoviglie
noi politici del giorno che scoppia
scendiamo in piazza a mostrar meraviglie


siamo la patina opaca e ostinata
che si deposita in questo presente
e non accetta che sia spolverata
aspetta uno scopo e vive di niente


acrobati a spasso in cerca di stima
e amici fragili di fiaschi e di calici
siamo amori che il mondo concima
fino in fondo ai complessi più semplici

siamo scomparti per tristi argomenti
estinti dal tempo e disposti in solai
riposti stinti e consunti indumenti
che ti sorprendi io un giorno indossai

noi frati persi fra versi e frammenti
spenti come spesso si spegne un hi fi
siamo scomparsi in rimorsi e commenti
sepolti fra incolti campi di guai

ma siamo soli dipinti e mai arte
col dito immerso in due dita di brandy
di antichi miti di sonno e di carte
e istanti lenti che a tratti sospendi


siamo la patina opaca e ostinata
che si deposita su questo presente
e non accetta che sia spolverata
aspetta uno scopo e vive di niente

 

tutti i testi sono di instantkarma tranne "se non dormi che fai" di misselaiza/instantkarma