L'albero che parla (due)


Ma sbagliò strada. Quando s'accorse d'essersi smarrito in un gran bosco e non trovava più la via, pensò di montare in cima ad un albero per passarvi la notte; altrimenti, le bestie feroci n'avrebbero fatto un boccone.
Ed ecco, a mezzanotte, un rumore assordante per tutto il bosco. Era un orco che tornava a casa coi suoi cento mastini, che gli latravano dietro.
- Oh, che buon odore di carne cristiana!
L'orco si fermò a piè dell'albero, e cominciò ad annusar l'aria.
- Oh, che buon odore!
Il Re aveva i brividi mentre i mastini frugavano latrando, fra le macchie, e raspando il suolo dove fiutavan le pedate. Ma per sua buona sorte era buio fitto; e l'orco, cercato inutilmente per un po' di tempo, andava via chiamandosi i mastini: - Tè! Té!
Quando fu giorno, il Re, che tremava ancora dalla paura, scese da quell'albero e cominciò ad inoltrarsi cautamente.
Incontrò una bella ragazza.
- Bella ragazza, per carità, additatemi la via. Sono un viandante smarrito.
- Ah, povero te! Dove sei capitato! Fra poco ripasserà mio padre e ti mangerà vivo, poverino!
Infatti si sentivano i latrati dei mastini dell'Orco, e la voce di lui che se li chiamava dietro:
- Té! Té!
- Questa volta sono morto! pensò il Re.
- Vien qua, - disse la ragazza - buttati carponi. Io mi sederò sulla tua schiena e la mia gonna ti coprirà. Non fiatare!
L'Orco, vista la figliuola, si fermò.
- Che fai lì?
- Mi riposo.
- Oh, che buon odore di carne cristiana!
- Passava un ragazzino, e ne feci un bocconcino.
- Brava! E le ossa?
- Se le rosicchiarono i cani.
L'Orco non cessava d'annusar l'aria.
- Oh, che buon odore!
- Se volete arrivare alla marina, non indugiate per via.
Partito che fu l'Orco, il Re raccontò alla ragazza, per filo e per segno, tutta la sua storia.
- Maestà, se voleste sposarmi, la fatatura ve la darei io.
La ragazza era una bellezza; il Re l'avrebbe sposata volentieri.
- Ahimé, bella ragazza! Ho impegnata la parola.
- E' la mia cattiva sorte! Ma non importa.
Lo condusse a casa, prese un barattolo e gli strofinò il petto con una pomata di suo padre. Il Re fu fatato.
- E ora, bella ragazza, dovreste prestarmi una scure.
- Eccola.
- Che cosa è quest'unto?
- E' l'olio della cote dove è stata affilata.

(continua)

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